La Parigi fotografica

Contemporanea – La Parigi fotografica

In un piccolo trattato, intitolato Breve storia della fotografia, il filosofo tedesco Walter Benjamin scrive di come svariati «mondi di immagini abitino lo spazio del minuscolo, avvertibili, ma nascosti quanto basta da riuscire a infilarsi nei sogni a occhi aperti, e che ora, riportati su scala più grande e divenuti enunciabili, fanno apparire lo scarto tra tecnica e magia una variabile storica».

È proprio tale scarto tra tecnica e magia che diede alla fotografia il determinante potere d’essere insieme evento storico e rivoluzione, spingendo il mondo nella dimensione del futuro che corre.

E questo ci venne addosso con furia inaudita.

Di una scatola nera che, in un batter d’occhio, ferma il tempo e frammenta l’istante non si era mai detto.

Somma conquista delle arti visive, futuristica e senza accidenti, la fotografia è quanto di più vicino alla verità rappresentata si sarebbe mai immaginato di poter creare.

Tuttavia, c’erano già stati dei tentativi in questa direzione.

La camera obscura, dispositivo ottico alla base del funzionamento del meccanismo fotografico, non era, in effetti, una scoperta recente. A partire dalle intuizioni aristoteliche, passando per la scienza araba e Leonardo Da Vinci, era già stato studiato ed elaborato un sistema che bloccasse l’immagine in uno stato d’immobilità, spesso utile al lavoro pittorico.

Fu così che vennero alla luce dipinti d’una esattezza certosina, ricordiamo quelli messi in opera da Giovanni Antonio del Canal, detto Canaletto, che frequentemente si servì di camere oscure per incastrare i propri dipinti all’interno d’una puntualità, per l’appunto, fotografica.

Magia, tecnica e scienza d’ordine fotografico ebbero risoluzione pratica poco più tardi.

Nella Parigi di fine Ottocento si riuscì, per la prima volta, a fissare le immagini come materia indelebile, fino ad allora solo osservate e copiate all’interno della camera obscura.

Grazie all’incrocio di magistrali studi sulla luce e all’uso di sostanze chimiche fotosensibili, i primi padri della fotografia, su tutti Nicephore Niepce e Jacques-Louis Daguerre, concepirono il rivoluzionario metodo fotografico. Nell’accezione quasi superomistica di intrappolare l’istante, ci si appropriò di un concetto che, fino ad ora, era stato estraneo a metodi rappresentativi come la pittura e il disegno: la precisione scientifica, l’accuratezza del particolare, quella perfezione che un pittore fiammingo, nonostante la tradizionale attenzione alla minuzia, non sarebbe mai riuscito a raggiungere.

Perché la natura vista attraverso le lenti della macchina fotografica, sostiene il nostro Benjamin, è natura differente rispetto a quella che parla all’occhio. La vista, senso umano e puramente istintivo, manca dello spirito della scomposizione e dell’analisi del frammento che la fotografia invece ci restituisce, folgorando la realtà in una dimensione esplosiva.

Ma il portato rivoluzionario della fotografia si sviluppa in maniera ambivalente: non solo innovativa tecnica tale da sbalordire e sconquassare il mondo dell’arte, affinandosi con incredibile velocità, ma anche indisciplinato mezzo espressivo tipico d’un’epoca di enormi cambiamenti come la fine dell’Ottocento. Fu, infatti, determinante l’impronta sociale che il mezzo fotografico riuscì a rivestire, diffondendosi con fare epidemico in brevissimo tempo.

L’idea poetica e purissima di scrivere e disegnare con la luce, nell’età in cui la classe borghese alzava la testa e sovvertiva l’ordine cosmico del privilegio e del censo, in poco tempo ammaliò le masse, diventando l’arte pop per eccellenza.

E allora, dalla Kodak alla Leica, dall’Iphone a Instagram, ci troviamo ad osservare un presente in cui l’immagine fotografica è uno dei mezzi di comunicazione primari, conferendo doti profetiche all’ungherese László Moholy-Nagy, pittore e fotografo, che, sottolineando l’ineluttabilità del linguaggio fotografico, affermò che chi l’avrebbe ignorato sarebbe davvero diventato «l’analfabeta del futuro».

Louis Daguerre, 1838. La prima foto in assoluto ad immortalare Parigi.