La nuova biblioteca di Fano: la rivincita delle piccole città

Al centro di questa storia c’è la biblioteca Federiciana di Fano.

Situata negli spazi di quella che fu la Casa dei preti dell’Oratorio di S. Filippo Neri, venne costituita tra il 1678 e il 1681, in seguito all’intenzione dell’abate Domenico Federici di ritirarsi a Fano presso i Filippini. Per far questo, però, avrebbe avuto bisogno di trovare collocazione anche alla sua “libraria”, una preziosa raccolta di volumi che portava con sé e sistemò a sue spese nel nuovo oratorio.

Dotata di una mirabile volta dipinta, purtroppo oggi perduta, la biblioteca ci stupisce ancora oggi con le sue preziose scansie lignee, intagliate dal bolognese Maestro Francesco, presenti nella famosa Sala dei Globi . La Sala prende il nome da due oggetti ancora presenti: due grandi mappamondi realizzati dal cosmografo veneziano Vincenzo Coronelli.

L’abate si occupò a lungo della propria raccolta, animato da un fervente amore per i suoi testi, che finì per lasciare ai padri dell’Oratorio.

Con la morte dell’abate Federici, avvenuta nel 1720,  l’anima della biblioteca di Fano non si esaurisce, al contrario, è proprio in quest’occasione che si traduce in un potente collante per la società. Nata, infatti, come raccolta privata, la biblioteca si trasforma in una sorta di servizio pubblico ante litteram, grazie all’impegno dei padri dell’Oratorio che, in onore della memoria del dotto abate, si fecero carico del compito di tenere la biblioteca aperta al pubblico almeno un’ora al giorno, incrementandone il patrimonio librario.

La biblioteca prese così il nome di “Federiciana”, vivendo e crescendo, pur sotto i colpi della storia che, tuttavia, non riuscirono mai a fermarne l’incanto.

Ed è così che è giunta fino ad oggi, passando dalle mani dei padri dell’Oratorio a quelle del Comune, contornata da una cittadinanza che la sente come patrimonio storico, personale ed affettivo.

È in questi giorni, però, che si riprende in mano questo fragile reperto, cuore pulsante della comunità, per renderlo ancor più fruibile, un magnifico dispositivo di aggregazione e crescita. Ed è proprio nell’ottica della valorizzazione del passato e di una ricucitura con il futuro, è stato messo in opera un progetto architettonico che miri, da un lato, al recupero del patrimonio esistente, e dall’altro, alla realizzazione di un un ampliamento che conservi e preservi l’edificio.

A partire dalla demolizione della struttura moderna preesistente, prende forma il volume nuovo: uno scrigno trasparente che si eleva su quattro livelli, con lo spazio per il caveau e per una terrazza panoramica – mantenendo una solida continuità con il disegno urbano.

La Fano storica e quella moderna si fondono insieme invece di dividersi, aprendosi verso gli Orti, il porto e il lungomare Sassonia.

Una teca preziosa che racchiude l’antico spazio di riflessione che dall’Abate Federici è giunto fino a noi, in sembianza di fluida materia architettonica che accarezza le forme dell’edificio, estroflettendosi verso la città.

Non è un caso che il progetto sia articolato in questi termini.

Il prestigioso incarico di ampliamento e riqualificazione è stato promosso ad opera del Comune di Fano insieme alla Fondazione Montanari, istituzione senza fini di lucro che promuove e valorizza le attività tecnico scientifiche e di ricerca per lo sviluppo sociale e del bene comune.

Ma a curare la progettazione del recupero e del nuovo ampliamento della storica biblioteca cittadina è stato chiamato l’ architetto di fama internazionale Mario Cucinella, fondatore e direttore creativo di MC A – Mario Cucinella Architects.

Building Green Futures è il titolo di una delle pubblicazioni di Cucinella, e forse ci dà proprio la cifra del significato “green” che avvolge l’operato dell’autore. Notiamo, infatti, come il nuovo progetto del verde si mescoli con l’area verde già presente, nell’ottica di un comune spazio pubblico che non aspetta altro che un’omogenea e partecipata fruizione. Ma non solo, l’attenzione ai fattori di performance energetica dell’edificio garantiscono un’illuminazione naturale ideale, con l’obiettivo di dare vita a una struttura che dialoghi con la storia della città, ricercandone la trama più autentica.

Attraverso spazio pubblico, verde e nuovi linguaggi architettonici, Fano riacquisisce la sua storia e il suo senso di comunità, ritornando ad essere “una realtà aperta, curiosa, inclusiva, europea, capace di vivere la propria storia, anticipando il futuro, interpretandone i segni”.