Claudio Domenicali – CEO Ducati Motor Holding

Stati di grazia

 

L’incontro con Claudio Domenicali – CEO Ducati Motor Holding

 

 

Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso.

In macchina sei sempre in un abitacolo […]. In moto la cornice non c’è più.  Hai un contatto completo con ogni cosa.  Non sei uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente.  È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.

 

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Una storia come quella di Ducati iniziava quasi novant’anni fa.

Ci racconta le origini di una piccola azienda che, nata a Bologna, porta il rosso acceso dello spirito emiliano in tutto il mondo, attraverso una disperata passione per la velocità e la fulgida bellezza delle sue moto.

Dal 1926 ad oggi, il mito Ducati è cresciuto di una potenza composita, dovuta alle tante mani che ne hanno sorretto il ricamo. Oggi è Claudio Domenicali, attuale Amministratore Delegato di Ducati Motor Holding, a ricoprire un ruolo importante nella storia della “rossa” di Borgo Panigale.

 

Ma quand’è che la velocità riesce a tradursi in armonica passione?

 

Capita che la storia ci guardi in faccia: e ci proponga a volte una tregua, un respiro di sollievo per fare fronte alle cose.

Ci sarà sempre chi si chiede se si può andare più forte e chi si accontenta dell’ondeggiare lento.

Quello che si squaglia nel brivido fulmineo e chi ha bisogno di prepararsi un tè.

 

Oggi, pur in questa banale era della stasi, dove si riesce a rimanere seduti mentre il mondo sfila rapido, regolando il volume e senza spostarci, non è passata (e forse quasi a nessuno) l’antica passione per la fiamma, per la febbre dell’azione.

Sta lì, nascosta sotto la polvere, più o meno viva, per tornare a scuoterti quando dormi a sonno pieno.

Un colpo di pistola che ti chiede di tornare a provare l’estasi dell’attimo. Il fulmine baleno che riporta il respiro in quei polmoni rinsecchiti di aria vecchia e stantia che ti ritrovi.

 

E allora può succedere che tu prenda una moto.

Non una bicicletta. Non un comodo e modesto scooter. Non un’automobile per famiglie.

No, una moto. Una motocicletta, di quelle vere.

 

Una di quelle che ti monta un fuoco nelle vene che ti eri scordato, che ti ricorda com’è filare liscio su due ruote e mescolarsi e fondersi con chili di ferro cromato incandescente. Schiacciato sulla sella di un cavallo che non sbaglia.

Un’apocalisse urbana lanciata a bomba contro lo squallore dei giorni uguali. La macchina incendiata che ti ristora e ti conturba.

Sbatti il cuore a migliaia di chilometri l’ora e respira aria pesante e rombo di tuono, un frastuono cromatico come una musica, che si scioglie e riesce a uscire dalla parte posteriore del cervello.

Ma noi la conosciamo la descrizione del dramma dietro l’impresa, l’ansia del vento che rincorre la ruota, la polvere che gira a vuoto a raccontare la corsa.

E si tratta sempre dell’eterna ricerca dello stato di grazia.

Quel frammento di beatitudine che ti fa commuovere, caldo e malleabile, che ci attraversa tutti in maniere diverse e a volte ha la forma di una motocicletta: la vedi definirsi bene questa grazia finale, che ti lascia a terra lo stomaco, prendendo in prestito una rapidità diversa e scientifica, del tutto aliena e per questo esaltante.

La vedi senza filtri, ti appartiene e ti decifra: è la perfezione tecnica, il controllo di un’energia indomita che, ritmo e velocità assoluta, finisce per scomparire dietro alle curve come una catarsi.

Catarsi sfrenata lungo epoche e generazioni, nella continua rivoluzione del movimento: forse è proprio così che, infine, Ducati crea il suo mito.

Claudio Domenicali - CEO Ducati Motor Holding